Il grande falò della Torciata di San Giuseppe nella piazza di Pitigliano, con gli incappucciati che danzano in cerchio di sera davanti alla folla
Torciata San Giuseppe1 — foto: Simon.zfn · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

Ci sono feste che si guardano e feste che si sentono sulla pelle, con il calore del fuoco e l'odore delle canne che bruciano. La Torciata di San Giuseppe di Pitigliano è una di queste. Ogni anno, la sera del 19 marzo, il borgo del tufo celebra il passaggio dall'inverno alla primavera con un rito di fuoco che affonda le radici in un passato lontanissimo e che ancora oggi richiama in paese abitanti e visitatori.

Pitigliano, il borgo scolpito nel tufo

Prima ancora della festa, è lo scenario a lasciare senza fiato. Pitigliano sorge su uno sperone di tufo a picco sulle valli, con le case che sembrano nascere direttamente dalla roccia. Il centro storico è un intreccio di vicoli, archi e scalinate, e la sua storia è legata anche a un'antica e importante comunità ebraica, che ha valso al paese il soprannome di "piccola Gerusalemme".

Tutto intorno si aprono le vie cave, profondi corridoi scavati nel tufo che risalgono all'epoca etrusca e che collegavano i centri abitati alle necropoli e alle campagne. È proprio da una di queste, la via cava di San Giuseppe, che prende avvio la Torciata.

Il rito: torce, incappucciati e l'invernaccio

Al calar della sera un gruppo di uomini, vestiti con un saio e con il volto coperto da un cappuccio, si raduna nella via cava. Ciascuno porta sulle spalle un lungo fascio di canne, la "torcia", che viene accesa prima di intraprendere il cammino verso il paese. Il corteo avanza nel buio come un fiume di fuoco, risale verso il borgo e lo attraversa fino alla piazza.

Lì attende l'invernaccio, un grande fantoccio di paglia che rappresenta l'inverno. I portatori depongono le torce ai suoi piedi e il fantoccio prende fuoco, illuminando le facciate e scaldando la piazza gremita. Mentre l'invernaccio brucia, gli incappucciati danzano in cerchio intorno al falò, in un ballo propiziatorio che accompagna la fine della stagione fredda.

A rogo spento la festa ha un ultimo gesto, intimo e antico: secondo la tradizione contadina, le donne del paese raccolgono un po' di brace da portare a casa, conservata come amuleto fino all'anno successivo, con una preghiera a San Giuseppe perché protegga il raccolto.

Fra radici etrusche e devozione cristiana

La Torciata è un esempio perfetto di come in questa terra il sacro e l'arcaico si intreccino. L'usanza di accendere fuochi in prossimità dell'equinozio di primavera viene fatta risalire a riti precristiani, e in particolare alla cultura etrusca, che in quest'area ha lasciato tracce ovunque. Il fuoco aveva un valore di purificazione: bruciare l'inverno significava liberare la comunità dal vecchio per prepararla alla nuova stagione, augurando un anno fertile e prospero.

Con il cristianesimo il rito si è legato alla figura di San Giuseppe, la cui festa cade proprio il 19 marzo, a pochi giorni dall'equinozio. Il risultato è una celebrazione che non è soltanto folclore, ma un pezzo vivo di identità per gli abitanti di Pitigliano, tramandato di generazione in generazione.

Consigli per vivere la serata

Se pensate di assistere alla Torciata, qualche accorgimento vi aiuterà a goderla al meglio:

  • arrivate a Pitigliano con anticipo, per trovare parcheggio e passeggiare nel borgo con la luce del giorno;
  • scegliete per tempo il punto in cui assistere al passaggio del corteo o all'accensione in piazza, dove la folla è più fitta;
  • vestitevi a strati: a marzo le serate sul tufo sono fresche, anche se vicino al falò il calore si fa sentire;
  • rispettate le indicazioni degli organizzatori e mantenete la distanza dalle torce accese.

Programma, orari e percorso possono variare: verificate sempre sui canali ufficiali del Comune di Pitigliano prima di partire.

Da Saturnia alla terra del tufo

Pitigliano si raggiunge da Saturnia con una gita in auto attraverso le colline dell'entroterra, fra uliveti, boschi e pareti di tufo. Marzo è un momento particolare per scoprire questa parte di Maremma: le campagne si risvegliano, i borghi sono tranquilli e la luce di inizio primavera rende ancora più intensi i colori della pietra.

Potete approfittare della giornata per visitare anche Sovana e Sorano, gli altri due gioielli dell'area del tufo, percorrere un tratto di via cava e poi fermarvi a Pitigliano per la sera della festa. È il modo migliore per comprendere un territorio in cui ogni pietra racconta millenni di storia, e in cui il fuoco del 19 marzo continua ad annunciare, puntuale, l'arrivo della bella stagione.

Due camini accesi vi aspettano al rientro

Dopo la Torciata, la serata di marzo continua davanti ai due grandi camini del soggiorno di Villa Il Turchetto, con una cucina professionale per preparare la cena tutti insieme.